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I bambini e la caduta più paurosa
La Campanella | 01 Febbraio 2019

L’aula è la stanza dove ci si ritrova per riprendere il lavoro interrotto il giorno prima, o nell’attesa curiosa di scoprire qualcosa di nuovo. Nel corso dei mesi, pareti e arredi cambiano il corredo di materiali esposti o appesi, mentre le finestre accompagnano ore e stagioni con la luce e i colori.
Ma il ritorno a scuola rappresenta ogni volta anche la gioia di ritrovare la propria classe, quel gruppo di persone che, col tempo, abbiamo imparato a conoscere sempre meglio, grazie all’assidua e costante frequentazione. I compagni con cui condividiamo le mattine fatte di esercizi, ascolto, chiacchiere, rimbrotti e confidenze diventano via via una parte importante della vita di scolari, studenti e insegnanti. Lo schema, certo, rimane sempre a composizione variabile, eccezion fatta forse per quei punti fermi - spesso incrollabili - che sono le alleanze solidali nate i primi giorni di scuola tra nuovi arrivati: a partire da una curiosità simpatica o sulla base di una ‘antica’ frequentazione o, semplicemente, per la tacita intesa di mutuo aiuto che lega chi si trova nella condivisione timorosa del bisogno, di fronte a una nuova avventura. La trama delle relazioni che si tessono tra i banchi a volte è costretta a modificarsi bruscamente per la partenza di un compagno che si trasferisce con la famiglia, lasciando un ricordo difficile da cancellare nella memoria degli affetti o, al contrario, per l’arrivo di una nuova compagna coinvolta ben presto nella ricostruzione di un nuovo equilibrio.
Ma quando l’assenza si presenta nella vita di una scolara all’improvviso e nella sua accezione più definitiva, con la scomparsa della giovane madre, allora quella trama di rapporti tra bambini diventa una vera e propria rete di sicurezza, capace di sorreggere nella vertigine della caduta più paurosa, specialmente con l’aiuto di adulti capaci di attenzione.
Pensando al calore quotidiano di un gruppo come quello di una classe è facile quindi immaginare lo stupore e il dolore di Liliana o Anna costrette a lasciare i propri compagni, strappate al calore e all’allegria dei propri coetanei, abbandonate nel gelo e nella solitudine del terrore, a causa della crudele volontà fratricida di troppi adulti cresciuti male in scuole simili a un ‘ospedale che cura i sani e respinge i malati’.

Vorrei ringraziare quanti hanno sostenuto con il conforto di un aiuto, della presenza o di un ricordo Davide, Mattia, Giorgia, Fiamma e Orfeo in questa difficile prova.
Ciao Sara.

 


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