Iscriviti alla newsletter

Sfoglia il giornale ovunque tu sia e in qualsiasi momento, iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana Tempo sulla tua e-mail.

×
Quel pasticciaccio brutto di EnCor
Carpi | 07 Novembre 2013 Qualcosa non torna a Correggio. Nella nostra virtuosa vicina di casa infatti, “il dovere di essere visionari”, come ha commentato il sindaco Marzio Iotti ha, evidentemente, fatto fare all’Amministrazione il passo più lungo della gamba. Risultato? La società EnCor, interamente posseduta dal Comune di Correggio, e nata nel 2007 per “la voglia di fare qualcosa - si difende il primo cittadino sul periodico comunale, Correggio Parliamone - su quanto previsto dal Protocollo di Kyoto, la quale prevedeva la realizzazione di una rete di teleriscaldamento alimentata da piccole centrali a cogenerazione”, è finita gambe all’aria. Un capitombolo esemplare: dopo anni di bilanci deficitari e quasi 30 milioni di mutui pendenti con le banche, il Comune è stato costretto a vendere la società, acquisita nel mese di giugno 2013, da Amtrade Italia srl, afferente all’omonima holding svizzera. Amtrade, unico acquirente, nonché solo soggetto partecipante alla gara bandita dal Comune, si è così aggiudicata l’intera azienda correggese, comprensiva della centrale per la produzione di energia e calore da fonti rinnovabili Eva, degli immobili, dei terreni, delle attrezzature e degli impianti offrendo mille euro in più rispetto alla base di gara di 201mila euro, sostanzialmente acquistando - con un’aggiunta di soli 2mila euro - il capitale sociale di EnCor interamente in mano al Comune di Correggio e ammontante a 200mila euro. “Sono orgoglioso di questa vendita: i nuovi proprietari - assicura Iotti - hanno acquisito onori e oneri, patrimonio e debiti”. Così come “tutti gli assets e tutti i finanziamenti a essi collegati, cioè i 28 milioni di euro investiti in EnCor dalle banche sulla base del programma industriale”. Malgrado le rassicurazioni però, l’happy end pare ancora lontano e i dubbi sollevati dal Comitato Cittadini Correggio Via la Nebbia (nato per fare luce sulla intricata vicenda. Per info www.vialanebbia.it) sono a dir poco  leciti: “tecnicamente Amtrade incamera anche i debiti contratti da EnCor, ma le garanzie di solvibilità presso gli istituti di credito  sono state offerte dal Comune di Correggio (tramite lettere di patronage). Ora come si comporteranno le banche di fronte a un partner privato?”. E, ancora, quando “il salvatore” Amtrade batterà cassa in Comune chiedendo qualcosa in più per rinforzare il proprio piano industriale e offrire maggiori garanzie di rientro alle banche per risanare il debito, cosa farà l’Amministrazione? Gli spianerà il terreno o gli metterà il bastone tra le ruote? Salvaguarderà i propri cittadini e il proprio territorio o strizzerà l’occhio a chi le ha salvato la pelle? Quel che è certo è che il 26 giugno scorso, quindi prima di formalizzare la vendita di EnCor, il Consiglio comunale correggese ha approvato una delibera  con la quale, fra l’altro, spiegano i componenti di Via la Nebbia, “si aderisce alla richiesta di Amtrade di rivedere la classificazione urbanistica delle aree comunali e successivamente in proprietà o in diritto di superficie a EnCor”. Lecita o no, la condotta del Comune pare alquanto dubbia: “la delibera ha anche sancito l’acquisto da parte del Comune del 2° lotto della scuola elementare S. Francesco (di proprietà di EnCor che lo aveva realizzato aggirando così il patto di stabilità) attraverso la cessione di terreni per un valore di 198.410 euro più iva e un conguaglio in denaro di 656.590 più iva”. Terreni e soldi che di fatto sono ora di Amtrade Italia. Così come suscita imbarazzanti interrogativi che sia stato deciso con quella stessa delibera la “cessione da parte dell’ente pubblico del 51 percento della ditta Soer srl (nata in risposta alle modifiche normative che hanno imposto alle società strumentali dei Comuni, come EnCor, di non svolgere servizi in favore di terzi) a EnCor che già deteneva la quota di minoranza, per un corrispettivo di 10mila euro, corrispondente al capitale sociale versato dal Comune al momento della costituzione della società”. Perchè il Comune ha venduto a EnCor la sua quota del 51% di Soer ad appena 10.000 euro, quando qualche giorno prima l’altro socio, Ecologia  Soluzione Ambiente SPA, per il 49% aveva incassato la bellezza di 1 milione e 400mila euro? Insomma la nebbia che ha accompagnato i primi sei anni di vita di EnCor non accenna a diradarsi, al contrario, denuncia il Comitato, “continua ad avvolgerne le prospettive, a cominciare dalle reali intenzioni del nuovo proprietario, aldilà della assicurazioni a proseguire il progetto originario di cui si fa portavoce il sindaco”. Oltre ai numerosi “vuoti documentali”, e al fatto che la società di proprietà del Comune e, quindi, un bene pubblico, “fino a pochi mesi fa non avesse nemmeno un revisore dei conti”, (e, lo ricordiamo, il cui amministratore unico, nonché direttore generale del Comune da vent’anni, Luciano Pellegrini, si è dimesso il 28 agosto) il comitato Via la Nebbia avanza un altro nodo cruciale: “secondo la Camera di Commercio di Bergamo, presso la quale è iscritta Amtrade Italia srl, la società  è stata costituita il 7 dicembre 2012 con un capitale di 10mila euro e, all’inizio del 2013, risultava ancora inattiva”. E dire che il sindaco l’ha invece definita, “un qualificato operatore del settore”. Ma qual è esattamente il nuovo piano industriale? “L’obiettivo - spiega il sindaco Iotti -  è la realizzazione di microcentrali di cogenerazione, cioè in grado di produrre sia energia elettrica che calore. L’energia elettrica viene vendita al Gestore dei Servizi Energetici e immessa nella rete, quella termica viene convogliata tramite l’impianto di teleriscaldamento (non ancora realizzato) a grandi utenze pubbliche (dallo stadio alla piscina al circolo tennis) ai privati che ne faranno richiesta”. Per far ciò Amtrade si avvarrà di “motori a olio vegetale e impianti a gassificazione di pellet”. Per far ciò la società prevede investimenti per 67 milioni di euro si legge nel sito del Comune di Correggio, così suddivisi: “28 milioni per azzerare i finanziamenti di EnCor con le banche; 31 milioni in investimenti per nuovi impianti di cogenerazione; 6 milioni per la realizzazione della rete di teleriscaldamento e, infine, 2 milioni per la realizzazione di un impianto di pellettizzazione”. Non pago della risposte ottenute sinora, il Comitato Via la Nebbia ha lanciato una petizione per fare chiarezza sul pasticciaccio EnCor, affinché venga rendicontato puntualmente il valore che il Comune ha perso in questa operazione (“già ora è sicura una perdita per la comunità correggese di almeno 5 milioni di euro, cioè il valore di terreni e beni conferiti a EnCor dal Comune e ora divenuti proprietà di una ditta privata. Mentre si fanno tagli dolorosi ai servizi comunali e si aumenta l’IMU, quei 5 milioni potevano essere meglio impiegati”, afferma il comitato di cittadini), sia resa pubblica l’attuale situazione del rapporto con le banche che hanno concesso prestiti a EnCor (“un fatto inaudito in grado di mandare sul lastrico la nostra città”) e si faccia luce sul piano industriale presentato da Amtrade, requisito fondamentale per poter acquistare EnCor. Intanto alla lotta di Via La Nebbia se ne è aggiunta anche un’altra di stampo ambientalista. Ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo sul prossimo numero di Tempo. Su una cosa sono tutti d’accordo: EnCor è uno scomodo scheletro nell’armadio per il Comune di Correggio. “Sono stati commessi degli errori - ha ammesso Marzio Iotti - ma la valutazione delle condotte che li hanno generati, deve tenere conto dei dati di partenza, non di quelli di arrivo”. E, ancora, ha dichiarato: “vanno distinti gli errori di indirizzo politico da quelli gestionali e tecnici di chi ha condotto l’azienda”. Ma come: EnCor non era in mano pubblica al 100%? O siam forse di fronte all’ennesima dimostrazione di come, quando controllato e controllore coincidono, l’epilogo non sia mai positivo? A brillare in questo mare magnum restano però le parole del primo cittadino: “Piuttosto che nell’immobilità, credo fermamente nell’intraprendenza... Sono convinto che se mai nessuno provasse a buttare la palla in avanti e a saltare l’uomo, non solo non si vincerebbe nessuna partita, ma le partite sarebbero inguardabili”.  Jessica Bianchi

Altre notize della rubrica Carpi
Tutte le notizie di questa rubrica

Scarica l'App
Il giornale
in edicola
Sfoglia il giornale
Rubriche del Tempo
Altre notizie