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Questioni di naso!
Carpi | 25 Novembre 2011 Negli anni passati la diagnosi delle patologie nasali si è basata solo sulla rinoscopia anteriore. Un netto salto di qualità è stato compiuto con l’avvento dell’endoscopia che ha permesso lo studio delle regioni laterali, posteriori e superiori della cavità nasale. Oggi la rinoscopia anteriore e l’endoscopia si affiancano nelle patologie naso-sinusali agli esami radiologici. Questi esami mostrano l’aspetto macroscopico della malattia e quindi l’effetto finale della malattia stessa. La citologia nasale invece permette di osservare l’aspetto microscopico del naso e quindi le cellule che sono causa della patologia nasale stessa. Non vi sono possibilità di errore nel diagnosticare riniti infiammatorie, infettive, vasomotorie pure o allergiche, il tutto nei tempi di una visita standard. Il medico chirurgo Antonio Trichini, specialista in Otorinolaringoiatria, porta per primo a Carpi (nel suo studio medico in via Don Mazzolari 5/a) questa tecnica innovativa, grazie alla quale si aprono nuovi scenari nell’ambito delle rinopatie sia sul fronte diagnostico che terapeutico. Dottor Trichini, come è nato il suo interesse per la citologia nasale? “E’ nato dal desiderio di poter dare una risposta esaustiva e una terapia mirata ai miei pazienti e di classificare in modo esatto le varie sindromi nasali che mi si presentano di volta in volta”. In che cosa consiste esattamente? “La citologia nasale è una metodica diagnostica utilizzata nello studio delle rinopatie che può essere effettuata in modo semplice, indolore, a qualsiasi età e in ambulatorio. Consiste nel prelievo, utilizzando una sorta di piccolo cucchiaino di plastica (Nasal Scraping), di un frammento di mucosa nasale che viene poi strisciato su un vetrino e analizzato con un microscopio ottico a immersione”. In quali casi è consigliato ricorrere a tale metodologia? “Molte persone si rivolgono all’otorino lamentando sintomi (starnuti frequenti, naso chiuso, prurito agli occhi e al naso) riconducibili quasi sempre a una sindrome allergica. Ma, spesso, capita che una volta eseguiti gli esami allergologici, non si evidenzi alcuna allergia in corso e che lo specialista non riesca a dare una risposta certa al paziente. Ci si trova quindi davanti a un bivio, da una parte si ha l’obiettività e i sintomi riferiti che fanno pensare a un’allergia, dall’altra si ha l’esito sconfortante degli esami allergologici che non evidenziano alcuna traccia di allergia; l’unica alternativa è quella di definire tale sintomo come Rinite aspecifica. Oggi la citologia nasale ci permette di classificare e, quindi, di curare in modo mirato, le riniti vasomotorie non infettive e non allergiche che, sino a poco tempo fa, erano definite aspecifiche per la scarsa conoscenza etiopatogenica e i frequenti fallimenti diagnostico-terapeutici. La citologia nasale rappresenta un approccio metodologico importantissimo anche nell’ambito della poliposi nasale, patologia che colpisce il 5% della popolazione mondiale, a eTiologia multifattoriale e con altissima probabilità di recidiva”. Le allergie sono in fortissimo aumento anche tra i bambini. La citologia nasale presenta controindicazioni in età pediatrica? “Assolutamente no. Mentre i test allergologici vengono effettuati dai 6-7 anni in poi, con la citologia non abbiamo limiti di età e questo consente di diagnosticare e agire con tempestività anche sui bimbi più piccoli”. I bambini in età scolare presentano ripetuti episodi infiammatori a carico di adenoidi e tonsille, come curarli? “Solitamente vengono curati con inalazioni con acque termali e medicate, terapie antibiotiche, terapie antiinfiammatorie, immunostimolanti e lisati batterici. Il tutto al fine di riuscire a superare gli anni critici, in cui avviene la maturazione del sistema immunitario, evitando la cronicizzazione. Quando gli episodi infiammatori recidivano a breve distanza l’uno dall’altro, ci si ritrova davanti a un bivio: continuare con le terapie o procedere con l’intervento chirurgico? La citologia nasale ci viene incontro anche in queste problematiche: effettuiamo il prelievo citologico a livello nasale o tonsillare e ricerchiamo la presenza o meno del Biofilm (espressione dell’aggregazione batterica che riesce così a diventare antibiotico-resistente). Un esame positivo ci darà la conferma che l’utilizzo di terapie antibiotibiotiche è inutile perchè l’aggregazione batterica non permette al farmaco di debellare il processo infiammatorio e, in questi casi, risulta indispensabile ricorrere all’approccio chirurgico. Con la citologia quindi, si aprono nuovi scenari nell’ambito delle rinopatie sia sul fronte diagnostico che terapeutico”. Naresma: la nuova malattia nasale La rivista scientifica International Journal of Immunophatology and Pharmacology ha pubblicato il risultato di una ricerca tutta italiana riguardo nuova patologia nasale: la Rinite non allergica eosinofilo-mastocitaria (Naresma). Un gruppo di ricercatori italiani ha rilevato che la malattia è caratterizzata da una sintomatologia molto simile alla rinite allergica ma presenta sintomi più intensi e persistenti tutto l’anno. Se non diagnosticata in tempo e non trattata, tende a complicarsi in asma e/o poliposi nasale. Dottor Trichini quali sono le caratteristiche di tale malattia? “Di giorno, provoca un flusso di muco nasale intenso, superiore a quello di un normale raffreddore, mentre di notte, rende impossibile respirare con il naso, che è sempre ostruito. Si tratta, in realtà, non di processo infiammatorio accompagnato da mal di gola o da bruciore e prurito agli occhi, ma di un raffreddore cronico, con sintomi diversi dal normale raffreddore. Il primo dei quali è una serie di starnuti non appena ci si alza in piedi. Il secondo sintomo è che la serie di starnuti inizia anche al minimo cambio di temperatura. Il terzo consiste nella mancanza di possibilità di respirare con il naso durante la notte, fatto che, a sua volta, provoca due altri inconvenienti: il russamento e le apnee notturne. Il quarto sintomo del raffreddore cronico è la sensazione psicologica dovuta alla fuoriuscita continua di muco nasale”. Come affrontare il problema? “Se il test citologico rileva nella mucosa nasale la presenza di alcune cellule particolari, chiamate eosinofili e mastocellule, tipiche del sangue, allora si può trarre la diagnosi di “raffreddore cronico”, ovvero di Naresma. Queste cellule, infatti, non sono mai presenti in soggetti sani. A questo punto, chiarito di cosa si tratta, si passa alla terapia medica sia per via sistemica che locale. Quando l’ipertrofia dei turbinati è tale da non consentirne la riduzione con la terapia farmaceutica, si procede con la decongestione chirurgica con Laser e Radiofrequenze, metodica ambulatoriale eseguita in anestesia locale. Ottenuta una buona decongestione e, di conseguenza, una buona respirazione nasale, è importante riprendere la terapia farmaceutica a intervalli regolari durante l’anno, per evitare recidive”.

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